giovedì 15 aprile 2010

Emergency sotto attacco...

da http://www.emergency.it


10/04/10 - Tre operatori di Emergency prelevati all'ospedale di Lashkar-gah

Milano, 10 aprile.
Oggi pomeriggio uomini della polizia e dei servizi segreti afgani hanno fatto irruzione nel Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah, nella provincia meridionale di Helmand. Tre dei nostri operatori, cittadini italiani, sono stati prelevati attorno alle 16.30, ora afgana.
Non siamo finora riusciti ad avere un contatto telefonico con loro. Nell’unico contatto avuto con uno dei cellulari in uso ai nostri operatori ha risposto una persona che si è qualificata come ufficiale delle forze armate britanniche e che ha detto che gli italiani stavano bene ma che - al momento - non si poteva parlare con loro.
Altri cinque dei nostri operatori, tra cui quattro italiani e un indiano, sono al momento nell’abitazione dello staff internazionale e sono in costante contatto telefonico con il nostro staff a Milano.
Né le autorità afgane né rappresentanti della coalizione internazionale si sono messe in contatto con noi per spiegarci le ragioni di questo prelevamento.
Abbiamo appreso da un lancio di agenzia dell’Associated Press che alcune persone, tra cui cittadini afgani e “due medici italiani”, sarebbero state arrestate con l’accusa di avere complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand.
L’accusa ci sembra francamente ridicola e siamo assolutamente certi che la verità verrà presto accertata.
Fermo restante la libertà del governo afgano, delle forze di polizia afgane e dei servizi di sicurezza di svolgere tutte le indagini del caso, chiediamo l’assoluto rispetto dei diritti dei nostri operatori, locali e internazionali. Si tratta di persone che da anni lavorano, per assicurare cure alla popolazione afgana. Chiediamo pertanto di rispettare i loro diritti, per primo il diritto di comunicare con noi e farci sapere dove si trovano e come stanno.

Emergency è presente in Afganistan dal 1999 con tre centri chirurgici, un centro di maternità, una rete di 28 centri sanitari.
A Lashkar-gah, Emergency è presente dal 2004 con un centro chirurgico per vittime di guerra, che in questi anni ha curato oltre 66mila persone.



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da http://antefatto.ilcannocchiale.it

11 aprile 2010

I servizi di sicurezza avrebbero trovato nell’ospedale sette giubbotti colmi di bombe. L’accusa è: complotto

di Luca De Carolis

In quell'ospedale di frontiera avrebbero trovato sette giubbotti colmi di bombe, come quelli dei kamikaze, assieme a fucili e granate. E tre cooperanti italiani, che ogni giorno cercano di salvare le vittime di una guerra infinita, sono stati arrestati, con l'accusa di aver partecipato a un complotto per uccidere un governatore locale. Un reato che in Afghanistan può costare la morte. L'unica certezza, in una vicenda piena di punti oscuri. Un caso internazionale, esploso ieri pomeriggio con l'arresto nell'ospedale di Lashkar-Gah (provincia di Helmand), nel sud dell'Afghanistan, di tre cooperanti italiani di Emergency: il coordinatore medico della struttura, Matteo Dell'Aira, di Milano; il chirurgo bresciano Marco Garatti e l'addetto alla logistica, Matteo Pagani, di Roma. A fermare i tre operatori, e sei collaboratori afgani, sono stati uomini dei servizi segreti di Kabul. E soldati dell'Isaf, l'esercito della Nato di stanza in Afghanistan. Almeno stando alle autorità afgane e ad Emergency, perché l'Isaf nega di aver preso parte all'irruzione. "Questa operazione - assicura il portavoce ufficiale della forza Nato, il generale canadese Eric Trembley - è stata realizzata dalle forze di sicurezza afghane. Consiglio di rivolgersi a loro o all'ambasciata d'Italia per conoscerne i particolari". Una presa di distanza netta e infastidita.

Eppure il portavoce dell'amministrazione provinciale di Helmand, Daud Ahmadi, aveva confermato la presenza dei militari Isaf. Ribadita dal responsabile della comunicazione di Emergency, Maso Notarianni: “Lo sappiamo per certo, nell'ospedale sono entrati uomini della National Security mentre uomini dell'Isaf sono rimasti fuori. Ne siamo anche certi perché al telefono di uno dei nostri ha risposto una persona che si è presentata come un ufficiale dell'Isaf'”. Ma perché si è arrivati agli arresti? Secondo Ahmadi, la polizia avrebbe ricevuto una soffiata su un piano per uccidere il governatore di Helmand, Gulab Mangal, durante una sua visita all'ospedale di Lashkar-Gah. Un attentato finanziato da talebani afgani, fuggiti in Pakistan.

Così sono scattati i controlli, che avrebbero portato al ritrovamento di svariate armi nel magazzino dell'ospedale, tra cui sette giubbotti esplosivi. Il responsabile del deposito avrebbe fatto i nomi dei responsabili del complotto, citando anche i tre medici italiani. "Stavano pianificando degli attentati a Lashkar Gah e il loro primo bersaglio ero io" sostiene Mangal, secondo cui nell'ospedale sono stati scoperti cinque fucili, nove granate e munizioni varie. Ma le stesse autorità locali ammettono che mancano prove concrete del coinvolgimento dei medici, a cui non sono state neppure formalizzati capi di imputazione. Emergency bolla come "assolutamente ridicole" le accuse. "Chiunque, qualsiasi afgano medio - sottolinea Notarianni - ridirebbe del fatto che qualsiasi membro dello staff di Emergency possa complottare alcunché. L'ospedale di Lashkar-Gah opera in una situazione difficile: nella provincia di Helmand è in corso da settimane una operazione militare che ha colpito molti civili". Quanto alle armi, “è improbabile che ci fossero, perché chiunque entra ed esce dall'ospedale viene perquisito”.

L'associazione ha lanciato quindi un chiaro messaggio al ministro degli Esteri Frattini: "Ci aspettiamo che faccia immediatamente rilasciare i nostri medici e si esiga che la situazione torni alla normalità". Cauta la nota della Farnesina: "Il ministro sta seguendo gli sviuppi della vicenda. In attesa di conoscere la dinamica dell'episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore nei confronti di chi fiancheggia il terrorismo. La Farnesina riconferma il suo più alto riconoscimento al personale civile e militare impegnato in Afghanistan". Fonti ufficiose del ministero hanno invece sottolineato come gli arrestati operassero in una struttura non finanziata neppure indirettamente dalla cooperazione italiana. Cecilia Strada, figlia di Gino e presidente di Emergency, sottolinea: "Non ci hanno ancora comunicato ufficialmente degli arresti. Questa storia è talmente assurda che risulta difficile crederci. Non riesco neppure a pensare a uno dei nostri con una pistola".

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