venerdì 15 aprile 2011
lunedì 31 maggio 2010
Gaza, assalto in mare
di Christian Elia
Sono diciannove le vittime dell'assalto dell'esercito israeliano, avvenuto questa mattina all'alba, di una delle navi che portano aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La barca assaltata, la Mari Marmara, fa parte della Freedom Flotilla, gruppo di imbarcazioni partite da vari paesi per portare sollievo alla popolazione civile di Gaza.
Impossibile contattare gli altri attivisti della Flotilla, i cui telefoni sono stati oscurati nella notte, poche ore prima dell'assalto dei corpi speciali israeliani. Tutti i membri della Flotilla sono da considerare in stato di fermo e le unità militari israeliane li stanno portando nel porto di Haifa, mentre in un primo momento il loro arrivo era previsto nel porto di Ashdod. L'ultimo comunicato stampa della rete che gestisce l'iniziativa recita: ''Lo streaming video mostra i soldati israeliani che sparano a civili, e l'ultimo messaggio diceva "Aiutateci, siamo stati abbordati dagli israeliani".
La coalizione formata dal Free Gaza Movement (FG), European Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), Insani Yardim Vakfi (IHH), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino. La diretta dell'iniziativa umanitaria veniva seguita in diretta sul sito della coalizione, WitnessGaza.
Il numero delle vittime non è accertato, l'unico numero è stato fornito da un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. Quest'informazione, fornita in una intervista in tv, non ha per ora altra conferma.
Le immagini, trasmesse in tutto il mondo da al-Jazeera, che ha una troupe a bordo di una delle navi, mostrano elementi delle forze d'assalto israeliane che fanno irruzione a bordo. La Radio Militare israeliana ha confermato, poco fa, che le vittime sono almeno 16. Secondo i militari israeliani, gli incursori avrebebro incontrato resistenza nel tentativo di salire a bordo, in quanto alcuni membri dell'equipaggio brandivano non meglio precisate 'armi da taglio'.
L'assalto è avvenuto a 65 chilometri dalla costa della Striscia di Gaza, in acque internazionali. Il cargo batteva bandiera turca e il governo di Ankara ha già rilasciato una nota nella quale chiede immediati chiarimenti al governo israeliano. La polizia turca ha protetto dall'assalto di un gruppo di dimostranti la sede diplomatica israeliana ad Ankara.
Una fonte ufficiale dell'esercito israeliano, sentito dalla televisione al-Arabiya, ha confermato che che le vittime sono 19: nove cittadini turchi e diversi arabi, anche se non è stata fornita la nazionalità di tutte le vittime. Al momento sono stati inoltre ricoverati 16 feriti, tra cui dieci soldati israeliani colpiti con coltelli durante l'assalto alle navi dai volontari. Si attende l'arrivo di tutte le navi nel porto di Ashdod mentre prosegue il recupero dei feriti da parte della marina israeliana.
La Turchia ha convocato l'ambasciatore israeliano ad Ankara dopo l'assalto. Lo ha reso noto un diplomatico turco. "L'ambasciatore Gabby Levy è stato convocato al ministero degli Esteri. Faremo presente la nostra reazione nei termini più perentori". Il vice-premier Bulent Airnc ha convocato una riunione di emergenza ad Ankara a cui partecipano tra l'altro il ministro dell'Interno, il comandante della Marina e il capo delle operazioni dell'esercito
''Proclamiamo per domani uno sciopero generale a Gaza e in Cisgiordania in solidarietà con i volontari della flotta attaccata dai militari israeliani", ha annunciato Ismail Haniyeh, primo ministro di Hamas. Haniyeh ha indetto una conferenza stampa, in diretta televisiva, questa mattina. ''Quella di oggi sarà ricordata come la giornata della libertà per il popolo palestinese - ha affermato - tutte le vittime di questo attacco saranno i martiri del nostro popolo''. Haniyeh ha invocato la collaborazione dell'Autorità nazionale palestinese, guidata da Abu Mazen e che controlla la Cisgiordania, della Lega Araba e dell'Unione Europea. La Lega Araba ha reagito subito, convocando per domani al Cairo una riunione urgente dopo l'attacco di questa mattina. Lo ha reso noto una fonte della Lega Araba citata da al-Arabiya.
Alta tensione anche in Israele. La polizia israeliana, appena è stata diffusa la notizia dell'assalto alla nave della Flotilla, ha predisposto la chiusura al traffico di alcune vie di comunicazione sensibili, in particolare in zone dov'è alta la presenza di arabi-israeliani. Movimenti di polizia si sono, in particolare, registrati subito nella zona di Wadi Ara, dove la tensione è alta, in quanto si è diffusa la notizia che una delle vittime sarebbe lo sceicco Raed Sallah, originario di questa zona.
La polizia israeliana ha inoltre deciso di isolare la zona della Spianata delle Moschee a Gerusalemme.
sabato 15 maggio 2010
Giornata in ricordo della Nakba
15 maggio 2010

Da allora questo popolo vive, ogni giorno, sotto una feroce occupazione portata avanti dallo Stato di Israele e uno dei più grandi genocidi della storia. Un'occupazione che si fa via via più aggressiva, estendendo a dismisura i territori occupati dall'esercito israeliano e relegando oramai i palestinesi in piccoli fazzoletti di terra divisi gli uni con gli altri dai villaggi dei coloni e dal muro.
L'aggressione sionista non è portata avanti solo con le violente missioni militari - come l'ultima denominata "Piombo fuso" - capaci di sterminare in pochi giorni migliaia di palestinesi e di radere al suolo la maggior parte delle infrastrutture indispensabili alla loro sopravvivenza; quotidianamente, l'occupazione e la pulizia etnica contro la Palestina avanza con una sistematicità, se è possibile, maggiore, attraverso l'espropriazione delle terre, le incessanti demolizioni delle case, le deportazioni, la distruzione dei mezzi di sostentamento della popolazione, il prosciugamento delle fonti idriche, la segregazione fisica, gli attentati mirati contro la resistenza, la negazione di ogni tipo di diritto.
La striscia di Gaza, sotto assedio per il quarto anno consecutivo, è ridotta ad una "prigione a cielo aperto" per 1.500.000 palestinesi. I tunnel sotterranei sono l'unica strada attraverso cui far entrare cibo e medicinali e cercare di rompere l'assedio e proprio per questo vengono puntualmente distrutti da Israele e dal suo complice egiziano Mubarak, con l'ignobile scusa di voler impedire il passaggio di armi e di terroristi.
Come se non bastasse, in uno dei momenti più cruenti per la storia della Palestina, si cerca di proibirne la memoria attraverso la legge razzista di Israele che vieta di commemorare la Nakba.
Tutto questo è evidentemente possibile grazie al palese appoggio degli USA ed alla complicità dell'Europa (Italia in primis) e dell'ONU e grazie al silenzio dei media internazionali.
Proprio per questo motivo è necessario adesso rilanciare con ancora più forza la mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese, per il diritto al ritorno dai campi profughi, per la fine dell'assedio nella striscia di Gaza, per la fine dell'occupazione sionista e per la riunificazione della Palestina in uno stato unico, democratico e pluralista.






