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martedì 28 settembre 2010

L’impero off shore di Berlusconi

da www.ilfattoquotidiano.it


Fini ha ragione: grazie ai conti nei paradisi fiscali il premier ha pagato mazzette ed evaso il fisco

La falsa campagna moralizzatrice dei “berluscones” contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: “Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse”. Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all’estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, “ il fatto non costituisce più reato”.

Ville, barche e soldi
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all’incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting Limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda.
Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l’ha compiuto a metà anni ’90 servendosi di Mills, soprannominato l’architetto delle off shore. Le società occulte all’estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all’epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l’azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del ’96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre ’97. Sappiamo adesso che per quella, come per un’altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio ’98, il legale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.
Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l’altro anche i reali beneficiari di “Century One” ed “Universal one”, le due off shore nell’isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano “ società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset”.

I falsi in bilancio
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un’altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l’appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003. C’è poi una costola di questa indagine, denominata “Mediatrade-Rti”, in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l’acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l’inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.

domenica 17 gennaio 2010

Bettino Berlusconi

di Antonio Padellaro
da Il Fatto Quotidiano del 16 gennaio





C’è qualcosa di veramente penoso nel pellegrinaggio di charter in volo per la Tunisia. Non ci riferiamo, naturalmente, alla famiglia di Bettino Craxi e neppure a quei pochissimi amici, come Luca Josi rimasti fedeli, nel bene e nel male, alla memoria dell’ex capo socialista.
E’ la processione in massa di devoti e prefiche salmodianti che suscita fastidiose reazioni di rigetto. Perché basta gettare l’occhio tra i tanti ex qualcosa che si spintonano per un posto in prima fila e che salutano con la manina per capire qual è il vero scopo del viaggio.
Arrivare ad Hammamet per meglio genuflettersi verso Arcore. Siamo il paese del servo encomio che diventa codardo oltraggio appena il potente finisce rovinosamente sotto una pioggia di monetine. Ma siamo anche il paese della capriola con doppia giravolta di quegli stessi che volevano mettere il cappio al collo a Craxi e che ora lo piangono.
Tardiva resipiscenza? Lettura meditata della storia della Prima Repubblica? Via, non scherziamo. La beatificazione di Bettino è semplicemente funzionale a quella di Silvio.
Perché se si porta sull’altare uno che rubava, a maggior ragione si scioglieranno inni e canti a chi è accusato di corrompere e malversare a tutto spiano.
I due, non è un mistero, hanno fatto a lungo comunella considerando la cosa pubblica come cosa loro e scambiandosi dritte e suggerimenti.
Anche il loro nemico è sempre lo stesso: le malefiche toghe rosse che complottano al fine di sovvertire il libero responso elettorale attraverso la persecuzione dei galantuomini. Si dice viva Craxi ma in realtà si grida viva Berlusconi. Il quale tuttavia manda avanti la servitù in attesa di capire, sondaggi alla mano, se gli conviene unirsi al piagnisteo sul povero Bettino.